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Essere genitori consapevoli non significa non incontrare difficoltà. Si tratta di risvegliarsi alle molteplici possibilità di crescita insite nel fare il genitore, anche nei momenti di crisi.

I momenti di crisi sono proprio quelli in cui possiamo accedere ad una visione più profonda di noi stessi e del nostro modo di relazionarci con i figli. D’altra parte è facile trovarsi irrigiditi in un muro di critiche o di giudizi su di sé o sugli altri, che a volte sorgono a gran voce, proprio perché non riusciamo a sciogliere una situazione difficile o ad affrontare un problema in modo utile.

Coltivare la consapevolezza significa accorgerci di quando innestiamo il pilota automatico, dando per scontate molte cose o non notandole altre. Significa accorgerci di quando giudichiamo tutto ciò che sperimentiamo in base a ciò che vogliamo o non vogliamo. Questa tendenza è squisitamente umana, ma ci chiude in una miriade di cicli relazionali disfunzionali con i nostri figli (e nelle nostre relazioni in generale!).

Ci incastriamo in labirinti senza vie di uscita, di cui abbiamo costruito i muri con le nostre stesse mani: attraverso schemi di reazione automatica, giudizi ed etichette preconfezionate. La consapevolezza ci offre quella base sicura da cui osservare e prestare attenzione alle cose che facciamo andando oltre al velo delle sensazioni e dei pensieri automatici, fino a vedere una realtà più profonda.

Due modi per approcciarsi alla crisi

L’etimologia della parola crisi, mette in luce questa duplicità. Deriva dal verbo latino krino, che, da una parte, significa giudicare e separare. Nell’uso comune ha assunto questa sfumatura negativa: nei momenti difficili giudichiamo aspramente ciò che accade e ci separiamo dalla realtà, rapiti dall’idea di come vorremmo che fosse.

E via ai pensieri automatici: “E’ proprio un viziato!”, “Non può comportarsi così”, “Ho sbagliato tutto!”, “Qualsiasi cosa io faccia non cambia nulla”

Se andiamo oltre a questa prima accezione della parola “crisi”, scopriamo che significa anche discernimento. I momenti difficili sono anche quelli che ci danno la possibilità di fermarci e di guardare le cose da un’altra prospettiva: se riusciamo ad aprire la visuale, accorgendoci di quando ci viene l’impulso di costruire i muri del pregiudizio e del giudizio, possiamo cogliere gli spunti positivi di ogni periodo di crisi. In questo modo possiamo dare un senso e una direzione al dolore sperimentato, e un momento di difficoltà può trasformarsi in occasione di riflessione, valutazione, discernimento. Così la crisi può portarci a una visione più profonda e più chiara e può aiutarci a conoscere qualcosa di nuovo su noi stessi e sui nostri figli.

L’arte del Kintsugi

Quando riusciamo ad affrontare le crisi in questo modo, succede qualcosa di magico, proprio come nel Kintsugi. Il Kinstugi è l’arte giapponese di riparare le ceramiche in pezzi attraverso l’abbraccio delle ferite con l’oro. Una “rottura” della relazione, una difficoltà che ha portato ad un allontanamento, diventa l’occasione per rendere una relazione più ricca e preziosa. Una relazione all’interno della quale si insegna l’arte di abbracciare le ferite e rimettere insieme i pezzi dopo una rottura, vale molto di più di una relazione perfetta.

Attenzione però, il Kintsugi non è una tecnica ma una vera e propria arte che sottende una filosofia: se dentro di noi l’unico modo di vedere la crisi in corso è quella di uno spacco senza ritorno, un fastidio, una fatica, sarà molto difficile riuscire ad abbracciarla con le risorse positive di cui disponiamo.

E’ possibile creare spazio nella nostra mente per vedere la crisi da un altra prospettiva? A volte ci viene naturale, in altri casi è più difficile.

Possiamo coltivare questa capacità, ma questo richiede impegno, determinazione e allo stesso tempo molta gentilezza verso noi stessi e verso gli altri. Coltivando giorno per giorno la mindfulness nel nostro modo di fare i genitori, è come se coltivassimo un campo che ci permette di trovare un punto d’incontro con i nostri bambini, anche nelle difficoltà.

Ben oltre le idee di giusto e sbagliato c’è un campo. Ti aspetterò laggiù.

Rumi

© Daniela Rosadini, 2018

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