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Sospesi tra paura e speranze

Sospesi tra paura e speranze

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Nei mesi scorsi mi sono impegnato nella costruzione di un convegno che mettesse in evidenza il ruolo che gli Informagiovani stanno ricoprendo nel territorio del Tigullio.
L’idea che abbiamo condiviso con gli altri responsabili di questi servizi è stata quella di costruire il nostro contributo ai temi del Convegno partendo da un’esperienza di confronto e dialogo con un gruppo di giovani del territorio.
Ho avuto modo di condurre un “focus-group” presso la sede dell’Informagiovani di Sestri Levante e abbiamo documentato l’esperienza.

Il primo input che ho scelto di dare alla discussione suonava più o meno così: “quale colore dareste al vostro futuro?”
Se dovessi sintetizzare con un titolo la prima parte della discussione la intitolerei: “La crisi ovvero vivere sospesi tra paure e speranze”.
Oggi parlare di condizione giovanile e futuro finisce inevitabilmente con l’evocare il fantasma (che poi tanto fantasma non è) della crisi.
Ogni volta che penso la crisi, che ne sento parlare, che ne vedo le conseguenze mi viene in mente “l’uomo di sabbia” un personaggio presente nella saga di Spiderman.
Un personaggio dai contorni indefinibili, inafferrabile, mutevole, pronto a contrarsi per poi ingigantire all’improvviso, sempre pronto alla mimetizzazione, alla trasformazione.
Così è questa crisi, nella sua persistenza e con la sua potente capacità di rendersi incomprensibile nelle sue cause quanto manifesta nei suoi effetti.
Ecco una crisi generatrice di paure, una crisi che obbliga a vivere come sospesi tra timori e speranze.
I giovani partecipanti all’esperienza del “focus group” hanno manifestato apertamente i loro timori.
Principalmente è emersa la paura che la comunità adulta non creda nei giovani, o meglio che dichiari di credere nei giovani, senza però che a questa dichiarazione seguano iniziative concrete che la sostengano, con il conseguente timore che questo immobilismo alimenti l’ansia di non riuscire a collocarsi nel futuro, di non riuscire a definire un proprio profilo identitario sul piano sociale e occupazionale.
Si diffonde la paura che non tutti possano contare sulle stesse opportunità, che aumentino le differenze e il divario tra chi ha risorse economiche legate magari alla propria condizione familiare e chi queste opportunità “di partenza” non le ha, che il merito non sia sufficiente per costruirsi un proprio spazio di visibilità e realizzazione.
E ancora la paura che di fronte a questa situazione la cultura adulta, che ha in mano “le leve del comando”, sappia produrre un’analisi corretta di quanto sta accadendo, ma si riveli debole sul piano della proposta, fermandosi a slogan o proposte semplicistiche, magari ad effetto, ma poco concrete.
I giovani hanno espresso il timore che l’informazione non sia veritiera e che anche la politica, alla quale intendono affidarsi, non garantisca un impegno e una mobilitazione adeguata nel sostegno alle nuove generazioni.

Di fronte a questi timori emerge la necessità di reagire e il primo modo per farlo è quello di identificare il luogo in cui collocare la propria legittima esigenza di avere speranza.

E allora la speranza è da ricercarsi all’estero. 
Dove, in una visione in parte fondata sull’esperienza, e in parte forse mitizzata, le opportunità sono maggiori, dove si crede di più nei giovani, dove le misure mosse a sostegno delle nuove generazioni sono visibili e concrete, dove si può sperimentare e fare esperienza per crescere e reagire all’immobilismo.
Oppure, secondo altri, la speranza è da realizzarsi qui, in Italia, attraverso il recupero di un impegno sociale e politico, che punti a trasformare in meglio le cose nel nostro paese, nel tentativo di reagire ad una passività diffusa.

E’ semplice comprendere come l’insieme dei timori che questi giovani e queste giovani hanno espresso non vadano nella direzione di un’alleanza tra nuove generazioni e generazioni adulte e ci introducano a un primo aspetto nefasto, a un primo grave rischio concreto cui la crisi, con i suoi effetti, ci espone.
Il rischio di una profonda lacerazione generazionale, che sconfini dalla fisiologica dialettica da sempre esistente tra gli appartenenti alle diverse generazioni.
C’è ancora un altro pesante rischio cui la crisi ci espone.
Quello della resa, del pensare che qualunque sforzo si possa fare nulla cambierà o peggio ancora che il cambiamento possa dipendere sempre da altri non da noi stessi.

Un secondo input ha riguardato il tema del supporto adulto a fronte di questa condizione di “instabilità” e incertezza. Anche su questo i partecipanti hanno espresso con chiarezza un articolato quadro di istanze e necessità.
Emerge, forte e chiara, la richiesta di spazi e luoghi in cui essere guidati alla presa d’atto di opportunità concretamente praticabili, alla definizione di nuove e aggiornate competenze, luoghi in cui essere ascoltati e riconosciuti, in cui potersi sperimentare e in cui poter investire in momenti di “snodo”, riconosciuti come cruciali per la propria crescita e per la scelta del proprio percorso formativo e lavorativo.

La ricerca è quella di adulti competenti insieme ai quali praticare scelte consapevoli, in cui essere aiutati a progettare “tenendo i piedi per terra”, analizzando la realtà nella complessità e nella molteplicità dei suoi aspetti, diventando cittadini consapevoli.

Ne emerge una logica che, in contrapposizione a quella lacerante sostenuta dalle ansie e dalle paure che la crisi evoca in ciascuno di noi, ci introduce a una logica di fiducia reciproca, di alleanza tra generazioni, tra adulti e giovani impegnati nella ricerca, non di formule magiche o soluzioni semplicistiche e deresponsabilizzanti, ma di prospettive concrete e percorribili fondate sul reciproco impegno.

Si diffonde sempre più l’idea che la crisi racchiuda in sé delle opportunità.
Certo è che essa non ci concede la possibilità di essere superficiali, rinunciatari, svogliati, passivi, fatalisti. Ci spinge all’impegno, alla creatività, alla presenza, all’alleanza.
E’ pensando a questi contenuti che pensiamo ai luoghi del nostro agire quotidiano (scuole, centri giovani, realtà associative, informagiovani, ecc.) come a luoghi di alleanza tra giovani e adulti accomunati dalla tensione all’impegno, allo studio e alla ricerca di soluzioni praticabili, opportunità, scenari nuovi. Come luoghi dell’esplorazione congiunta, agevolata dai mezzi che la tecnologia ci mette oggi a disposizione, di prospettive progettuali che ci spingano a un continuo miglioramento.
Verso la pratica delle opportunità.

di Fulvio Di Sigismondo

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