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Mindfulness: cosa vuol dire “stare attenti” per un bambino?

Stare attenti: cosa significa?

Diciamo spesso ai bambini di stare attenti. Ma perché è importante per loro? Come si può fare concretamente per migliorare il loro livello di attenzione?

Ci sono bambini che sono più predisposti ad essere attenti, altri meno. In certi casi, la non-attenzione può comportare una reale difficoltà, per le famiglie e per la scuola, nel gestire il comportamento del bambino, che si dimostra distratto e iperattivo.

Alcuni studi sugli effetti della mindfulness su ragazzi con disturbi dell’attenzione hanno dimostrato che un lavoro di consapevolezza non solo viene giudicato dai ragazzi stessi utile e costruttivo, ma ha delle vere e proprie ripercussioni positive sul loro comportamento. Genitori e insegnanti, dopo alcuni esperimenti di mindfulness, hanno notato dei visibili miglioramenti nei bambini, nel loro modo di stare in classe e di studiare a casa.

La motivazione: perché è importante stare attenti

Gli effetti di un percorso mindfulness, naturalmente, non sono riscontrabili solamente in casi di disturbo specifico. Nella prima infanzia il cervello è più predisposto al cambiamento.

Per stimolare i bambini a stare attenti, può essere utile parlare ai bambini in questi termini, spiegando loro che possono dare forma al proprio cervello, e che certe attività permettono di sviluppare di più alcune aree e le conseguenti capacità. Così come la memoria è un “contenitore” che si espande (più cose ricordi, più è facile ricordarne di nuove), il nostro cervello non è fisso ma altamente flessibile, cambia in continuazione. In qualsiasi momento, qualsiasi percezione avvia in noi degli impulsi, mettendo in comunicazione diverse parti di noi e del nostro cervello.

verso il lagoQuindi, se vediamo le connessioni tra i neuroni come dei sentieri, le attività che svolgiamo e le nostre abitudini “battono” questi sentieri, rendendoli più facilmente praticabili.

Anche l’attenzione è una strada che si può segnare (e insegnare). I bambini possono avere una motivazione più forte del dovere per iniziare a praticare l’attenzione: contribuire allo sviluppo del proprio cervello.

Dando avvio a quel circolo positivo che si crea anche all’esterno, nelle relazioni, quando si diventa più presenti.

Ma come si fa a stare attenti?

Nei percorsi di mindfulness vengono spesso proposti ai bambini degli esercizi sotto forma di gioco, per avvicinarsi loro nel modo più adeguato. Alla base di molti esercizi c’è la pratica della respirazione consapevole. Perché il respiro è sinonimo di vita, e la consapevolezza del respiro si può ricondurre a qualsiasi aspetto del vivere.

E così funziona con l’attenzione.

Il bambino, in questo caso, deve imparare a “stare” attento, quindi non a essere attento per un attimo, ma a mantenere l’attenzione su qualcosa per un tot di tempo.

Una volta individuato l’oggetto di attenzione, deve tenere monitorata la sua attività mentale in modo da rimanere concentrato. Deve quindi imparare tre cose: il concentrarsi, l’essere consapevole delle distrazioni, il tornare concentrato.

Nella respirazione consapevole, il nostro oggetto è il respiro. Tra giochi ed attività, il bambino è guidato in un percorso di consapevolezza, attraverso il quale vengono sviluppate, in modo approfondito, esattamente le tre fasi utili all’attenzione:

– ascoltare il proprio respiro, sentendone il movimento (concentrarsi);

– accorgersi di quando l’attenzione vaga (monitorare le distrazioni);

– riportare l’attenzione al respiro (tornare concentrati)

Andare oltre

La consapevolezza del respiro è la base. Parte da qui tutta una serie di esercizi e giochi per allenare l’attenzione sotto altri punti di vista.  attenti

Per esempio, per espanderla: a volte, è utile essere concentrati su qualcosa senza perdere il contatto con quello che succede intorno. Allora, bisogna espandere il ‘campo di attenzione’ come fosse l’obiettivo di una macchina fotografica. E se si impara sin da piccoli, si è facilitati in moltissime attività tra le quali, ad esempio, la guida.

O ancora, può essere utile spostare velocemente l’attenzione da un oggetto all’altro, diventando più sicuri nello svolgimento di attività ‘complesse’. La mindfulness può servire anche a questo.

Quando i ragazzi iniziano a intravvedere tutte le potenzialità che stanno dietro lo “stare attenti”, possono cominciare ad essere più motivati. E, le persone che sono loro intorno, a dare meno per scontata questa splendida azione.

Se vuoi saperne di più sulle attività di mindfulness per bambini, vai alla sezione dei nostri corsi: http://www.mindfulnessinfamiglia.com/tutti-gli-eventi/. Ci saranno attività per bambini dai 6 agli 11 anni, per adolescenti dai 12 ai 17 e colloqui individuali di mindfulness, per bambini ed adulti.

© www.mindfulnessinfamiglia.com 2016

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