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Come mai mi accorgo dopo di quello che ho fatto?

Quante volte ti è capitato di accorgerti dopo di quello che avevi fatto? O quante volte ti è capitato di far fatica a spiegare al tuo bambino che se fa qualcosa di scortese ad un altro bambino è facile che – dopo – succeda in risposta qualcosa di altrettanto scortese. Sono due fenomeni apparentemente diversi ma in realtà collegati.

Siamo tutti soggetti all’effetto dell’impatto temporale nelle relazioni umane. Con le nostre azioni urtiamo, senza accorgercene, i sentimenti di qualcun altro e le conseguenze diventano visibili solo più tardi. Il ritardo temporale contribuisce ad annebbiare la comprensione di come abbiamo contribuito a creare il problema a cui, in seguito, cercheremo di portare rimedio.

Il ritardo temporale annebbia la nostra comprensione di come abbiamo contribuito a creare il problema a cui saremo costretti a reagire in seguito.Goleman, Senge

La cyber disinibizione

A questo si può aggiungere – e molto spesso succede – l’effetto dis-inibitorio della tecnologia virtuale. Alcune delle nostre fondamentali abilità sociali si basano sul contatto visivo per cui quando siamo in una relazione virtuale non riusciamo a mantenere attive queste abilità sociali, come l’empatia e la capacità di prendere decisione giuste. La nostra struttura neurologica è costruita sulle interazioni facca a faccia e non sulle e.mail o sugli sms o whatsapp. Quando siamo in una relazione reale il nostro cervello legge i messaggi corporei e non verbali e li utilizza per comprendere in maniera più articolata la comunicazione che, come sappiamo è fatta per il 15% di contenuto verbale e per il restante 85% di contenuto non verbale.

Se siamo in una comunicazione virtuale il nostro cervello perde la possibilità di leggere questi messaggi ed è meno in grado di stare in un corretto processo di decision making. È di pochi giorni fa la denuncia dei genitori di una ragazzina di 13 anni che era finita in una rete di prestazioni sessuali virtuali alle quali non sapeva opporsi. Questo fenomeno si chiama cyber-disinibizione e nasce proprio da questa impossibilità di interazione adeguata ai circuiti emotivi in assenza di relazione reale. Insieme al ritardo temporale di cui parlavo prima può rendere- adulti e adolescenti – autori di azioni che. nella realtà di una relazione, non farebbero mai.

Adolescenti, adulti e cyber disinibiti

La cyber disinibizione comporta che le emozioni vadano fuori controllo. Se siamo irritati, cosa che normalmente riusciremmo a controllare, in maniera virtuale diventiamo invece una furia emotiva. E se questo accade ad un adulto, per un adolescente – che attraversa una fase a basso controllo emotivo – diventa ancora più difficile.

I circuiti cerebrali proposti alla socialità e alle emozioni hanno delle difficoltà online, perché la nostra struttura neurologica è costruita sulle interazioni faccia a faccia. Goleman, Senge

Quali antidoti?

In queste situazioni l’antidoto non può essere la minaccia “Ti tolgo il cellulare” che è una misura d’emergenza ma non sostenibile sulla distanza. Piuttosto è rappresentato da una combinazione di consapevolezza e preoccupazione empatica: prendersi una pausa prima di inviare un messaggio per entrare in empatia con la persona che lo riceverà e immaginare come è probabile che si senta e quali possono essere le sue intenzioni. Aiutare a sviluppare consapevolezza rispetto ai processi di decisione. Aiutare a rispondere riflessivamente, sono tutti mezzi che possono migliorare l’uso della tecnologia.

Le capacità umane di comprensione di se stessi, di gestione del mondo interiore, di empatia e creazione di compassione sono sempre state insegnate in un contesto fisico e interattivo (altrimenti noto come vita). Questo è il corso di studi di educazione sociale ed emotiva che tradizionalmente abbiamo appreso al di fuori delle aule scolastiche, soltanto vivendo. Goleman, Senge” Inizia la lettura gratuita: http://amzn.eu/5yAs86g

Tutte queste sono lezioni che possono essere imparate in una educazione a due, in un rapporto reale. Alla fine il problema è se tutto lo spazio della relazione diventa virtuale: se la tecnologia è usata correttamente può offrire un apprendimento di alta qualità. Come usarla correttamente è un compito che non è virtuale, non si può affidare al caso ma è necessario farlo, consapevolmente.

© Nicoletta Cinotti 2017

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