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L’estate è il momento in cui tutti siamo più liberi. Le giornate sono lunghe, la scuola lontana, le vacanze vicine. Spesso è il momento in cui gli adolescenti iniziano ad andare fuori la sera.

E si apre uno dei grandi temi dei genitori: Che faccio, l’aspetto alzata oppure no?

In realtà questa domanda è un trabocchetto. Chi non riesce a dormire tranquillo aspetta alzato e chi, invece ha sonno, va a dormire. Però c’è lo stesso qualcosa che possiamo fare rispetto ai rientri serali e notturni .

Ecco il nostro vademecum (semiserio)

  1. Non farti trovare alla televisione facendo finta di aver trovato un interessantissimo programma che non riuscivi a smettere di guardare. Se sei in ansia si vede. Meglio dire “Non riuscivo a dormire”
  2. Non chiamarlo al cellulare. Raramente rispondono al cellulare se sono con amici e, in più innesca un ciclo di reattività sentirsi chiamare. Meglio rischiare una serata di ansia che alimentare – da lontano – la sua impulsività.
  3. Un classico: informati sui suoi amici, invitandoli a casa invece che facendo il terzo grado. Sappi che i gruppi misti – ragazzi e ragazze – tendenzialmente sono più tranquilli di quelli di soli maschi o sole femmine perché scatta un controllo reciproco basato sul genere. Questo non significa che non useranno sostanze: significa che, tra di loro, hanno più solidarietà e meno competizione.
  4. Stabilisci un rito di rientro. Può essere qualcosa di semplice come “Quando rientri chiudi la porta della nostra camera”. In questo modo, se sei una di quelle mamme (o papà) che dormono tranquillamente e solo ti svegli ogni tanto, hai la possibilità di sapere se è in casa senza bisogno di andare a controllare nella sua camera.
  5. Non attivare discussioni al rientro. Sei stanca/o, forse innevosita/o dall’ansia e dall’attesa. Non è il momento per fare il punto della situazione. Andate a letto e l’indomani – non come prima cosa appena alzati – dopo aver avuto il tempo di pensarci su bene e, soprattutto, essere tornati calmi, apri l’argomento.
  6. Non intervenire subito. La tendenza a dire qualcosa la prima volta che arriva in ritardo non è utile. Avrà sempre la scusa “Non era mai successo!”.Aspetta di capire qual è la tendenza. Se è stato un caso oppure se è ogni volta e, soprattutto, non iniziare l’argomento dicendogli cosa pensi. Chiedigli prima come mai torna tardi. Se puoi, fai domande che ti permettano di capire come vede la situazione. Esplora più possibile (senza usare la luce da investigatore sugli occhi) e solo dopo esprimi il tuo parere. In questo modo non rischi di fare interventi fuori luogo.
  7. Torna alla tua adolescenza. Prendi le foto, telefona ai vecchi amici, ripassa quello che hai fatto tu da adolescente e cosa dicevi e cosa nascondevi. Non serve perché tuo figlia o tua figlio facciano come te. Non sei il metro di misura. Serve perché ti sia più facile empatizzare con quell’allegro – e disperato – caos della mente di un adolescente. Serve per coltivare l’empatia. Perché, con la scusa che li conosciamo bene, a volte non siamo molto empatici!

© Nicoletta Cinotti 2017 Rubrica “Busy moms” di www.mindfulnessinfamiglia.com Foto di © ryoichi360

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