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“I bambini sono già naturalmente presenti”

È una frase che ho visto, sentito, letto spesso. La trovo talvolta fuorviante. Non è un caso che uno degli elementi chiave della pratica mindfulness (di consapevolezza) sia la mente del principiante, proprio quella che, in totale naturalezza, posseggono i bambini. Quando la mente ed il cervello si stanno ancora sviluppando è naturale ci siano meno strutture “d’intralcio” all’apprendimento. È naturale essere più spediti e ricettivi.

Quello che bisogna sottolineare, però, è anche come la frase iniziale possa essere fraintesa. Il fatto che i bambini abbiano questo vantaggio di partenza non vuol dire che siano sempre presenti o che siano pienamente presenti. Non abbiamo a che fare con dei piccoli Buddha pronti a cogliere e perfezionare la pratica di consapevolezza. Certo, qualcuno sarà più portato e tranquillo, qualcun altro più scalmanato e/o disinteressato. Altri ancora potrebbero semplicemente non capire dove si voglia andare a parare.

C’è un meraviglioso esperimento fatto con dei marshmallows che può venirci utile:

I bimbi vengono a contatto con lo sperimentatore, che offre loro un marshmallow. Lo sperimentatore, prima di abbandonare la stanza, dice loro che al suo ritorno – nell’arco di qualche minuto – avrebbe dato loro un secondo marshmallow, posto loro avessero resistito abbastanza da non mangiare il primo. Certi bambini cedono nell’istante in cui la porta si chiude, mangiano la caramella senza preoccuparsi di altro. Altri riescono ad aspettare, ma per farlo sfruttano le più disparate strategie. Qualcuno bara: leccano il marshmallow controllando che non arrivi nessuno, staccano dei pezzetti “piccini picciò” a discrezione, lo scavano dall’interno. Qualcun altro si chiude gli occhi, si volta dall’altra parte, si alza, calcia il tavolo, si tira i codini.

Insomma, tutti questi bimbi non sono propriamente nel momento presente: sono avvinghiati dalla morsa del desiderio sensuale. Qualcuno se ne rende conto e prova a resistere con le strategie che gli vengono in mente, qualcun altro semplicemente reagisce allo stimolo appetitoso: lo mangia. L’identificazione che porta alla reazione c’è lo stesso: in un caso è agita, nell’altro è trattenuta con tensione, non con presenza accettante.

Mente adulta in supporto alla mente giovane

La mente del principiante di un bambino è prodigiosa, ma al contempo manca dell’esperienza sul campo che – si spera – un adulto ha coltivato negli anni. Gli adulti, d’altronde, faticano nella direzione opposta: troppa esperienza si frappone con l’osservare le cose così come sono, come la mente del principiante fa.

Questa mente giovane e vitale è come una spugna. Anche questa è una frase tipica. E come una spugna, assorbe tutto quello a cui è esposta, cose belle e cose brutte. La spugna non può rifiutare l’acqua in cui viene immersa fino a che non è satura. Considerare questo a cosa ci serve? Ci serve a prendere in considerazione l’elemento più importante per insegnare la pratica di mindfulness ai bambini: noi adulti, istruttori, genitori, genitori istruttori.

Daniel Siegel, nel libro “La Mente Relazionale” spiega ampiamente come il sistema nervoso si sviluppi dalla nascita grazie alla relazione con l’esterno: l’altro ed il mondo. È sui sostegni trovati nei genitori, nelle figure di riferimento, negli insegnanti, che la mente in crescita si sviluppa, che la struttura fisica del cervello si modifica e che i modelli interni di lettura dell’esperienza si codificano. Se è così importante la presenza dell’altro per riempire di acqua buona la nostra piccola “spugna”, è necessario considerare quanto quello che facciamo vada a rendere quest’acqua pulita o sporca.

La pratica mindfulness non è un bisturi che rimuove ansia e stress, non è una cosa che si esaurisce in 8 settimane. Anzi, il suo grande potenziale trasformativo e terapeutico emerge proprio grazie alla sua inesauribilità. È una pratica che va praticata ed incarnata. Bisogna vivere su pelle l’intenzione di essere più presenti alle vicissitudini della vita di tutti i giorni. Bisogna viverlo sulla propria pelle perché l’allenata presenza sia di sostegno agli altri.

Concludendo

“I bambini sono già naturalmente nel momento presente.” Sì, e sono nel momento presente senza tutta l’esperienza di cui disponiamo. Senza sapere come si fa a gestire un’emozione difficile, un grande dolore o una gioia incontenibile. A volte, senza neanche sapere quello che effettivamente stia succedendo. Noi siamo il sostegno, siamo il modello a cui si possono ispirare. Se l’aria che respirano a casa è ricca di pratica e consapevolezza trovano terreno fertile per iniziare a praticare. Certo, con i loro tempi, i loro modi, ma il seme si pianta e gli si da spazio per crescere.

Non servono spiegoni – quelli piacciono tanto agli adulti – ma servono informazioni pratiche, pazienza e sostegno. Se invece a casa non c’è aria di consapevolezza, se invece non sapete cos’è la mindfulness ma volete proporla ai vostri figli perché se ne parla tanto, ottimo. Cogliete l’occasione per iniziare, per provare su pelle cosa vuol dire essere consapevoli e presenti. Fatevi un MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction protocol), quello creato da Jon Kabat-Zinn, il percorso di 8 settimane che ha dato vita a tutto questo movimento.*

Come dicevo, ai bimbi non serve la mega teoria, non servono migliaia di ricerche scientifiche, quelle servono al grosso degli adulti per sentirsi in una comfort zone. La mente del principiante di un bambino ha ancora la meravigliosa caratteristica intrinseca della curiosità: a loro serve provare di pancia, sentire su pelle, vedere persone consapevoli attorno, non sentirne parlare.

*Dopo tutta l’enfasi data in quest’articolo alla pratica per adulti come supporto a quella per bambini, ecco alcune proposte:
la serata di presentazione al prossimo programma in partenza;
info sul prossimo programma di minduflness per bambini;
info sul laboratorio di mindfulness per bambini (per permettervi di provare un solo pomeriggio).
Il prossimo percorso di mindfulnessinfamiglia ha degli incontri espressamente dedicati ai genitori, all’introduzione al sostegno nella pratica.

©Niccolò Gorgoni 2017

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